In Italia, la maggior parte dei siti contaminati di interesse nazionale, è rappresentato dai siti industriali presenti in prossimità dei poli petrolchimici.
Si tratta spesso di siti ubicati in ambito portuale o costiero. Le contaminazioni più diffuse, prodotte dai composti organici, metalli pesanti e amianto, riguardano sia le matrici suolo e sottosuolo sia le acque sotterranee. Alla base delle principali situazioni di contaminazione troviamo fenomeni riconducibili ad abbandono o smaltimento improprio di rifiuti, derivanti da processi industriali, attuali e pregressi, e al rilascio accidentale o perdite di sostanze inquinanti.
Bonifica e tendenze
I recenti sviluppi tecnologici evidenziano la chiara volontà ad ottimizzare i processi e le tecnologie che riducono notevolmente i costi e soprattutto l’impatto sull’ambiente.
La tendenza è cioè quella di privilegiare l’applicazione di interventi in-situ basati su trattamenti biologici già consolidati, come bioventing, soil vapor extraction, o di utilizzare tecniche emergenti, come la phytoextraction, o ancora di individuare un sistema di utilizzo “combinato”. Ciò ha portato ad una applicazione sempre maggiore di tecniche quali SVE, bio-sparging e air-sparging, BRP e attenuazione naturale monitorata. La scelta della tecnologia da adottare deve essere in sintesi guidata da alcuni criteri generali che tendono a:
- privilegiare le tecniche di bonifica che riducono a livelli accettabili per l’uomo e l’ambiente le concentrazioni dei contaminanti nelle matrici ambientali;
- privilegiare gli interventi che permettono di trattare e riutilizzare il suolo in loco (trattamenti in-situ e on-site);
- evitare ogni rischio aggiuntivo di inquinamento dell’ aria, delle acque e del suolo.
Se si parla in termini di sostenibilità della bonifica sono da tenere in considerazione almeno tre aspetti: la sostenibilità ambientale per la popolazione (riduzione del rischio) e per l’ambiente; la sostenibilità economica con le attività produttive o con i piani di recupero/ riqualificazione; la sostenibilità; la sostenibilità progettuale.
Riqualificazione, un’opportunità
I brownfield sono da considerarsi una vera e propria nuova risorsa economica. Risulta infatti spesso più vantaggioso utilizzare aree già predisposte ad attività produttive anziché insediare aree vergini ed incontaminate. A livello internazionale il recupero dei brownfiels ha seguito una politica di grande incentivo. In Francia ad esempio sono stati mobilitati 120 milioni di euro per più di 3.000 ettari ed in Spagna 800 milioni di euro per 30 siti, anche la Norvegia ha dato esempio di forte sensibilità.
Le linee di intervento definite nel Quadro Strategico Nazionale (QSN) 2007- 2013, prevedono, in sintesi, il recupero dei siti industriali con la partecipazione di fondi pubblici e privati, interventi di ripristino delle infrastrutture ed azioni di supporto per le amministrazioni. In ambiente nazionale le attività di recupero dei brownfiels sono previste nell’ambito della riconversione industriale dei siti di preminente interesse pubblico, prevista dall’art 252/bis del D.Lgs 152/2006 per lo sviluppo economico produttivo. Il programma straordinario nazionale per i recupero dei siti industriali inquinati prevede l’allocazione di circa 3.000 milioni di euro per il ripristino ambientale dei siti industriali inquinati situati in aree di crisi occupazionale.
Conclusioni
Con l’emanazione della Legge dello Stato n. 69 del 18 giugno 2009, si è finalmente aperta una ‘finestra’ di dialogo, confronto e prospettive in ambito delle bonifiche dei siti contaminati e della riqualificazione del territorio. Indispensabile, per la massima ottimizzazione dei risultati è l’istituzione di un tavolo operativo di dialogo, legislativo, territoriale, tecnico ed economico che veda riuniti rappresentanti dei Ministeri, dell’Università/Ricerca, dell’Industria, operatori che quotidianamente intervengono sul campo ed ambientalisti. Si dia il via ai lavori.




