In Europa (UE, 2006) i siti potenzialmente contaminati sono al incirca 3 milioni e mezzo mentre i siti effettivamente inquinati da bonificare sono circa 500.000 con un costo derivante dalla decontaminazione compreso tra i 2,4 ed i 17,5 miliardi di euro all’anno.
I siti contaminati di interesse nazionale sono 56 (rif. anno 2008), con un’estensione pari a circa 950.000 ha ma se si considerano i siti inquinati di competenza regionale il numero aumenta fino a 15.000 per una copertura del territorio di circa il 3%, di cui 5.000 siti sottoposti a bonifica ed inseriti nei registri regionali. 3.153 sono invece gli ettari di suolo bonificato o svincolato, pari allo 0,3% dell’estensione totale
I costi della bonifica sono mediamente di 3 miliardi di euro (0,2 PIL nazionale) mentre 750 milioni di euro sono stati i finanziamenti pubblici stanziati per attività legate, in modo particolare, alla caratterizzazione ed alla messa in sicurezza di emergenza.
Sostenibilità della bonifica
Quando si parla di sostenibilità sono da tenere in considerazione quattro aspetti egualmente importanti:
- sostenibilità ambientale per la popolazione (riduzione del rischio) e per l’ambiente circostante (riduzione del carico inquinante e della quantità di rifiuti prodotti);
- sostenibilità economica del progetto con le attività produttive in essere e con i piani di recupero e di riqualificazione, anche attraverso lo sviluppo di specifici accordi di programma;
- sostenibilità territoriale attraverso lo sviluppo di mirati piani urbanistici;
- sostenibilità progettuale volta a migliorare le tecniche di caratterizzazione, ridurre i quantitativi di materiale trasportati in discarica ed utilizzare tecniche in-situ anche innovative.
Le attività di bonifica
Le attività di bonifica riguardano tre settori in particolare:
- i siti di interesse nazionale di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare;
- le aree pubbliche e private che i proprietari sono tenuti a bonificare;
- ed i siti industriali dismessi destinati alla riconversione e riqualificazione ed alla vendita.
A livello internazionale i brownfiels (area industriale o commerciale abbandonata, inutilizzata o sottoutilizzata in cui espansione e recupero sono ostacolati da inquinamento ambientale – US EPA) hanno seguito una politica di recupero fortemente incentivata e supportata dai governi quali ad esempio quello francese (120 milioni di euro mobilitati per 3.350 ettari), quello spagnolo (800 milioni di euro per 30 siti) e quello norvegese. In ambiente nazionale le attività connesse al recupero dei brownfiels sono previste nell’ambito della riconversione industriale di siti di preminente interesse pubblico, prevista dall’art 252/bis del D.Lgs 152/2006 per lo sviluppo economico produttivo.
Cita testualmente la Commissione Ambientale della Camera del 1 Luglio 2008:
“…Piano Nazionale di Bonifiche, per procedere al risanamento dei siti inquinati ed alla valorizzazione e riqualificazione delle aree produttive industriali dismesse, con particolare riferimento ai Siti di Interesse Nazionale, e garantire il completamento degli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree produttive. Ciò anche attraverso la sperimentazione di nuove tecniche di bonifica da verificare in collaborazione con centri universitari e scientifici, specializzati sia a livello nazionale che internazionale.”
Attualmente in Italia le attività legate alle bonifiche ambientali sono così ripartite:
- 50-60% per movimenti terre e lavori civili speciali (diaframmi, impermeabilizzazione, palificazione, capping, etc);
- 30-35% per trasposti off-site a discariche o impianti di trattamento;
- 10-15% per trattamenti chimici o biologici on-site ed in-situ.
Recupero e riqualificazione
I cambiamenti del tessuto produttivo nazionale, che spesso seguono i processi di trasformazione dell’economia mondiale, hanno determinato ed apporteranno profonde modifiche nell’assetto paesaggistico ed urbano del territorio, dovute alla ridefinizione degli insediamenti produttivi, i brownfields, da una parte ed all’utilizzo o alle richieste di utilizzo di nuove aree, greenfiels, dall’altra.
I brownfield, nell’ottica di una politica di sviluppo e sostenibililà, sono, oltre alla traccia tangibile dell’impegno e l’impiego di risorse, una vera e propria nuova opportunità economica. Risulta infatti spesso più vantaggioso antropizzare aree già predisposte a determinate attività di produzione piuttosto che occupare aree incontaminate e di valore ambientale decisamente più elevato.
Le aree industriali rappresentano cioè un patrimonio straordinariamente grande di infrastrutture e competenze e sono da considerarsi una vera e propria “attrazione” di capitali e risorse, spesso sottovalutate o sottoutilizzate.
Il programma comunitario punta ad azioni di recupero attraverso la definizione di attività previste per il periodo 2007-2013 e contenute all’interno del documento ‘European Community Strategic Guidelines for cohesion, growth and jobs (2005)’ da cui emerge che:
“..il recupero dei siti contaminati e delle aree industriali dismesse per il successivo riutilizzo a fini economici è una priorità dei Fondi Strutturali, al fine di creare le condizioni per attrarre nuovi investimenti, accrescere il contributo delle aree urbanizzate allo sviluppo ed alla creazione di nuovi posti di lavoro attraverso il risanamento dell’ambiente fisico.”
Con la Delibera CIPE del 21 Dicembre 2007, relativa all’attuazione della politica regionale unitaria, comunitaria e nazionale, definita nel Quadro Strategico Nazionale (QSN) 2007- 2013, si stabilisce il programma straordinario nazionale per i recupero economico e produttivo dei siti industriali inquinati, definito dal Progetto Strategico speciale (PSS). Le linee di intervento prevedono in sintesi:
- recupero ambientale dei siti industriali con la partecipazione di fondi pubblici e privati;
- interventi di infrastrutturazione per aumentare le potenzialità del sito;
- azioni di supporto alle Amministrazioni.
Il programma straordinario nazionale per i recupero dei siti industriali inquinati prevede, oltre ad una serie di attività preventive, anche l’allocazione di 3.009 milioni di euro per sostenere il ripristino ambientale e la rivitalizzazione dei siti industriali inquinati che si trovano in aree caratterizzate da crisi occupazionale.
Lo sviluppo di azioni di bonifica, in sintesi, deve poter garantire, da un lato, la salvaguardia dell’ambiente e della salute e, dall’altro, la produttività locale attraverso la continuità, la contemporaneità o l’insediamento di realtà produttive che favoriscano l’ingresso di individui finanziatori e nuovi investimenti al fine di valorizzare le competenze locali ed una politica economica territoriale competitiva.